Evidence of Contemporary Disquiet_CHIESA SAN GIUSEPPE DELLE SCALZE_dal 06/06/2018 al 31/07/2018_Napoli

Il Goethe – Institute di Napoli è lieto di presentare la mostra:

Evidence of Contemporary Disquiet

a cura di Davide Di Maggio

Eija-Liisa Ahtila / Günter Brus / Enzo Cucchi / Berlinde De Bruyckere / Giorgio de Chirico / Nan Goldin / Sandra Hauser /Jörg Immendorff / Mark Manders / Giovanni Manfredini / Fabio Mauri /Jonathan Meese / Evan Penny / Andrea Salvino / Markus Schinwald / Dash Snow / Francesca Woodman

Opening: Mercoledì, 06 giugno, 2018 – ore 19,00

07 giugno – 31 luglio 2018

Chiesa di San Giuseppe delle Scalze

Salita Pontecorvo, Napoli

Con il prezioso supporto di

Dott.ssa Maria Carmen Morese, Direttrice del Goethe – Institut Napoli

Dott.ssa Elke Atzler, Direttrice Forum Austriaco di Cultura, Roma

Francesca Blandino, assistente del curatore

In un’epoca dove i canoni di bellezza sono radicalmente cambiati, dove la nostra vita scorre in uno stato semipermanente di anestetizzazione dalla gioia, dal dolore, dalle immagini che “sgorgano” a ritmo frenetico e continuo, questa mostra vuole porre una resistenza forte, per non essere a sua volta metabolizzata in una forma effimera che non le appartiene.

Vuole riportare, attraverso i sensi, ad un alto livello percettivo che non implica il guardare, ma il vedere e il sentire.

Le opere, disseminate nei bellissimi spazi della Chiesa di San Giuseppe delle Scalze, hanno forme e significati assoluti, non sono simboliche ma nascono dalla necessità degli artisti di non creare nuovi simulacri passeggeri, ma di dare forma ad una nuova bellezza nell’irrealtà che ci circonda.

L’intento di questa mostra è non tanto di svelare le opere, ma l’artista stesso, in quanto punto di riferimento e centralità, di fare avvicinare il visitatore, nei limiti del possibile, alla parte oscura, mantenendo però ineludibile quella nascosta e inafferrabile presente in ogni lavoro.

L’arte deve assumersi la responsabilità e, perché no, l’autorevolezza, di creare un’opposizione, una controffensiva efficace rispetto un determinato fine. Per quanto piccolo possa essere, il segno dell’artista si deve caricare sempre di un’energia nuova, positiva e profonda rispetto all’effimero della vita.

Come diceva Joseph Brodskij l’arte è un “sommesso colloquio privato”, e in un periodo di ipercomunicazione urlata e sfrenata, l’arte non deve avere più questo come obbiettivo, ma deve poter fare qualcosa di più che comunicare il mondo già spiegato.

Proust diceva che le cose che sentiamo vengono lasciate sempre alle soglie della frase che diciamo; questa mostra tenta di vincere questa resistenza, trovando la forma più vicina al superamento di questa soglia.

Il progetto esplora, attraverso le opere di diciannove artisti, le inquietudini che governano le nostre vite, il disagio come nuova “malattia” contemporanea, sottolineando il concetto, non il risultato e le opere in mostra appaiono come le uniche forme possibili in questo momento e per questa specifica situazione, nascendo dalla “lotta” di resistenza che gli artisti hanno messo in atto contro l’invisibile che li circonda.

La componente emotiva ha un ruolo prevalente. Tutte le opere selezionate sono state scelte per riflettere la relazione tra gli artisti e la loro responsabilità nei confronti della società, seguendo l’idea che l’arte deve creare un’opposizione e il segno dell’artista è l’unica cosa che può produrre una nuova prospettiva.

All’inaugurazione sarà presentato il catalogo edito in occasione della mostra.

Autore dell'articolo: Carmine Sasso