Larry Fink all’Armani Silos, gli anni ribelli in bianco e nero

Milano, 28 marzo 2017 – Intime e anticonvenzionali, emozionanti e piene di glamour soffuso. Sono le 125 immagini in bianco e nero della mostra ‘The Beats and The Vanities‘ scattate da Larry Fink in due momenti particolari della sua vira ed esposte da domani alla fine di luglio all’Armani/Silos di via Bergognone a Milano. E stasera cocktail vip con Giorgio Armani che con questa esposizione mai riunita prima d’ora rende omaggio alla sua amata Milano e alla cultura contemporanea internazionale.

Larry Fink, che è nato a Brooklyn 76 anni fa e vive nei boschi della Pensylvania, arriva da una famiglia progressista e politicamente attiva: già a 17 anni era vicino a un gruppo di ragazzi beat appassionati di jazz e delle performance dal vivo di grandi musicisti come John Coltrane, Arte Blakey e Charles Mingus. In questi anni di protesta e ribellione l’obiettivo di Larry Larry ha colto una capsule del tempo senza uguali tra uno stile di vita anticonformista, vita di comunità e aneliti di pace. A quegli anni dal 1957 al 1960 Fink entra tanto in contatto coi Beats da partecipare a un viaggio folle in autostop da New York al Messico, tra materassi buttati per terra in dimone abbandonate, shorts e sandali di cuoio, jeans e barbe e capelli lunghi, paternità nude e occhialetti da intellettuale, canottiere e tatuaggi, spiagge e metropoli.

Quattro sale dell’Armani/Silos raccontano l’epopea intensa e visionaria di quegli anni mentre altre quattro sale ci ripropongono gli scatti di Fink per Vanity Fair USA dal 2000 al 2009 col fotografo che vira alle mondanità e ai party di Hollywood col suo occhio ricco di intensità e chiaroscuro, tra abiti da sera, gioielli, piume, fiori, strascichi e scollature, smoking e drink stellati. Sono gli anni delle foto glam con Tom Ford giovane e bellissimo, le gambe nervose di Kate Moss, gli abbracci gay pieni di felice complicità, il naso aquilino di Adrien Brody e le seduzioni di Natalia Vodianova.

C’è Naomi nel 2007 ancora col caschetto è un abito borchiato, c’è lo sguardo nobile di Peter O’Toole e quello spiritoso di Quincy Jones. Davvero queste foto hanno qualcosa di molto speciale. “Trovo che Larry Fink abbia uno sguardo molto coinvolgente – dice Giorgio Armani – si ha la sensazione di essere lì con lui, a osservare un momento privato. Le persone che ritrae hanno la guardia abbassata e sembrano inconsapevoli della macchina fotografica e questo è sorprendente perché Fink deve essere stato molto vicino a loro. L’approccio è discreto perché le immagini sono spontanee e naturali”. Anche Fink si racconta. “Ho iniziato a fotografare spinto da una curiosità quasi patologica. La fotografia mi permetteva di essere sempre in prima fila, di recarmi dove accadono le cose”.

Autore dell'articolo: Carmine Sasso