VINCENZO AGNETTI. OLTRE IL LINGUAGGIO

Osart Gallery di Milano rafforza la sua decennale presenza nel panorama artistico nazionale con due iniziative di grande profilo storico e artistico.

La prima è l’inaugurazione del suo nuovo spazio milanese, in piazza Plebisciti 12, con la personale di Vincenzo Agnetti (1926-1981), uno dei maestri più importanti e interessanti del Novecento. La mostra, dal titolo Oltre il Linguaggio, in corso fino al 27 maggio 2017, organizzata in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti di Milano, si focalizza sulla produzione fotografica di Agnetti, con una selezione di 17 lavori realizzati tra il 1973 e il 1976 che rappresentano al meglio la sua ricerca concettuale.

Oltre il linguaggio si sofferma sulla portata delle operAzioni concettuali che Agnetti mette in atto nel corso della sua breve ma incisiva poetica espressiva, come in Progetto per un Amleto Politico (1973) o come in Discorso n°5 (1974) che, come affermava lo stesso Agnetti “costituiscono gli ingranaggi di un dispositivo innescato per destituire di significato i segni stessi utilizzati”. Insieme a Frammento di Tavola di Dario (1973) questi lavori sono tutti riconducibili al meccanismo di traduzione, azzeramento e riduzione.

Infatti, il linguaggio per Agnetti è ambiguo per natura; per questo motivo, è necessario tradurlo e ridurlo in numeri. Il risultato finale è quindi un azzeramento dei concetti a favore di una costruzione di una lingua universale dotata di specifica intonazione che trova supporto fonologico nel numero.

Catalogo bilingue (italiano, inglese) Digital Project, con testi critici di Daniela Palazzoli e Bruno Corà.

La seconda è la partecipazione, dal 31 marzo al 2 aprile, alla XXII edizione di miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano. Per l’occasione Osart gallery presenta I suoni della Città Fantastica una retrospettiva interamente dedicata a Piero Fogliati (1930-2016), che si concentra sulla sua produzione artistica in campo sonoro.

Il progetto, attraverso l’inclusione di opere memorabili mai mostrate al grande pubblico dell’arte, ripercorre cronologicamente le tappe fondamentali che Fogliati ha intrapreso studiando le infinite possibilità del suono.

La retrospettiva si apre con lo storico Strumento cerimoniale del 1965. Un curioso tubo di lamiera su legno in unico esemplare che funziona come “distributore di suono”. Le parole urlate o sussurrate in questo strumento, infatti, si sovrappongono miscelandosi e amplificandosi.

Dello stesso periodo l’ideazione dell’organo ad acqua al quale l’artista diede il titolo di Liquimofono. Questo “generatore di musica liquida” è stato utilizzato negli spettacoli neo-futuristi organizzati da Piero Fogliati insieme ad Arrigo Lora Totino alla fine degli anni Settanta.

Risale all’anno successivo la realizzazione del Fiore Sibilante (1966). L’opera è costituita da quattro bacchette dipinte di bianco fissate su un albero rotante di metallo. Tali bacchette, alimentate da un generatore di corrente discontinua, modificano la propria flessione e, mentre ruotano, producono un sibilo ed una forma bianca virtuale che modifica il suo andamento. Si prosegue con il Fleximofono, scultura in acciaio al silicio creata nel 1967 che si compone di molle elastiche e flessibili. Mosse dal vento o dalle mani degli spettatori, producono grazie ai “ricci metallici” effetti sonori imprevedibili.

Ermeneuti e Latomie pur essendo stati ideati nello stesso anno (1968) e pur essendo molto simili nella forma si differenziano nelle modalità di produzione dell’esito sonoro.

Gli Ermeneuti sono tue tubi in alpacca, poco curvi, con una forma ben studiata e appendibili ad altezza opportuna, in grado di modificare tutti i rumori esterni trasformandoli in un suono continuo sempre variante e coinvolgente. Nelle Latomie il suono si attiva per mezzo di un compressore che, collegato ad ogni elemento, può introdurre aria regolabile attraverso dei rubinetti. Il risultato si ottiene grazie all’interazione della forma, del liquido e della quantità d’aria introdotta. A metà tra congegno organico e congegno sonoro la Macchina che respira (1990) riflette l’utopia artistica dell’autore: donare la vita alle macchine. Portando tale macchina alle orecchie infatti, è possibile ascoltare un respiro ciclico, fatto di inspirazione ed espirazione della macchina, come se si auscultasse con lo stetoscopio. Completano la retrospettiva alcuni lavori su carta legati ai progetti per opere sonore. Si tratta di Fissazioni, come lui stesso le definisce, dove le forme della Citta Fantastica prendono vita come indagini anteriori e posteriori di fattibilità artistica.

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Immagine: Vincenzo Agnetti, Identikit, 1973, fotografia e scrittura a china, pannello con cinque fotografie di cm. 60 x 50 ciascuno

Titolo: Vincenzo Agnetti. Oltre il Linguaggio

Sede: Osart Gallery | Corso Plebisciti 12, 20129 Milano

Date: 23 marzo – 27 maggio 2017

Orari: da martedì a sabato, ore 10.00 – 13.00 14.30 – 19.00

Catalogo: bilingue italiano/inglese con testi di Bruno Corà e Daniela Palazzoli

Informazioni: Osart Gallery | tel 025513826 | info@osartgallery.com | www.osartgallery.com

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Autore dell'articolo: Carmine Sasso